È nel cuore della Pianura Padana, a Olmeneta (CR), che Bayer lavora per il futuro del mais italiano. Qui si trova uno dei centri di ricerca Dekalb più avanzati d’Europa, dove ogni anno vengono selezionati e messi alla prova migliaia di genotipi per identificare quelli più adatti alle condizioni pedoclimatiche dell’Italia e dell’area mediterranea.
Jean-Luc Pellet, genetista Dekalb, ci guida tra i filari della nursery. “Il nostro lavoro consiste nell’unire le caratteristiche più favorevoli delle piante in un unico ibrido, che sia resiliente, produttivo e adatto all’ambiente italiano”. E aggiunge: “Abbiamo accesso a una delle più grandi banche del germoplasma al mondo, che ci permette di avere tratti utili anche da mais tropicali. Perché sì, il clima italiano sta cambiando, e dobbiamo essere pronti".
Nel campo, l’intelligenza artificiale affianca il lavoro dei ricercatori. “Le caratteristiche delle piante sono come pezzi di un puzzle: se ne modifichi uno, cambiano tutti gli altri. Per questo servono algoritmi sofisticati che ci aiutino a risolvere questa equazione genetica,” racconta Jean-Luc. “Ma senza prove in campo non si va da nessuna parte”.
Ed è qui che entra in gioco il lavoro di Samuel Atanassiu, responsabile delle prove agronomiche. “Ogni nuovo ibrido viene testato in condizioni estreme: riduciamo l’azoto, aumentiamo la densità di semina, lo lasciamo in balia di vento, grandine e siccità. Solo chi supera tutto questo entra nel nostro catalogo,” spiega. “Investiamo milioni di euro ogni anno perché crediamo nella forza della genetica, ma vogliamo che ogni ibrido sia una garanzia per l’agricoltore”.