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Viaggio a Olmeneta, dove nascono i nuovi ibridi Dekalb

A Olmeneta, nel cuore della Pianura Padana, i genetisti Bayer selezionano e testano in condizioni reali i nuovi ibridi Dekalb. E solo i migliori, come il DKC6845, vengono poi registrati e lanciati sul mercato

In breve
DKC6845 è il primo ibrido di una nuova famiglia: al di fuori sembra vitreo, ma all’interno il chicco è farinoso. Questa caratteristica lo rende più resistente alla piralide e quindi anche agli attacchi di Fusarium.

È nel cuore della Pianura Padana, a Olmeneta (CR), che Bayer lavora per il futuro del mais italiano. Qui si trova uno dei centri di ricerca Dekalb più avanzati d’Europa, dove ogni anno vengono selezionati e messi alla prova migliaia di genotipi per identificare quelli più adatti alle condizioni pedoclimatiche dell’Italia e dell’area mediterranea.
Jean-Luc Pellet, genetista Dekalb, ci guida tra i filari della nursery. “Il nostro lavoro consiste nell’unire le caratteristiche più favorevoli delle piante in un unico ibrido, che sia resiliente, produttivo e adatto all’ambiente italiano”. E aggiunge: “Abbiamo accesso a una delle più grandi banche del germoplasma al mondo, che ci permette di avere tratti utili anche da mais tropicali. Perché sì, il clima italiano sta cambiando, e dobbiamo essere pronti".

Nel campo, l’intelligenza artificiale affianca il lavoro dei ricercatori. “Le caratteristiche delle piante sono come pezzi di un puzzle: se ne modifichi uno, cambiano tutti gli altri. Per questo servono algoritmi sofisticati che ci aiutino a risolvere questa equazione genetica,” racconta Jean-Luc. “Ma senza prove in campo non si va da nessuna parte”.
Ed è qui che entra in gioco il lavoro di Samuel Atanassiu, responsabile delle prove agronomiche. “Ogni nuovo ibrido viene testato in condizioni estreme: riduciamo l’azoto, aumentiamo la densità di semina, lo lasciamo in balia di vento, grandine e siccità. Solo chi supera tutto questo entra nel nostro catalogo,” spiega. “Investiamo milioni di euro ogni anno perché crediamo nella forza della genetica, ma vogliamo che ogni ibrido sia una garanzia per l’agricoltore”.

DKC6845, scorza dura ma cuore morbido

Uno degli esempi più recenti di questo lavoro è il DKC6845, un ibrido di nuova generazione, il primo di una famiglia innovativa lanciata da Bayer. “Si tratta di un ibrido medio-tardivo, con una granella che unisce le caratteristiche vitree e farinose. Questo lo rende più resistente agli attacchi di piralide, con il 30% in meno di danni rispetto a un ibrido farinoso,” spiega Emanuele Badalotti, Agronomy Expert Corn di Bayer. “Una granella più sana significa meno funghi, meno micotossine e maggiore redditività”.
Ma le innovazioni non si fermano alla granella. “Grazie alla robustezza della pianta e all’apparato radicale sviluppato, possiamo aumentare la densità di semina fino a 90.000 piante per ettaro,” continua Badalotti.“In ambienti a media-alta fertilità, questo può tradursi in un incremento produttivo del 6%. DKC6845 è stato pensato per offrire al maiscoltore italiano un equilibrio perfetto tra resa e sicurezza”.
dkc6845
Anche Anna Giulini, ricercatrice del CREA, sottolinea l’unicità di questo ibrido: “È un prodotto che ha messo alla prova anche noi. È tardivo, ma ha una granella vitrea, una combinazione insolita che ha richiesto un confronto con testimoni davvero rari.
Ma è proprio questa sua novità a renderlo così interessante per il mercato italiano”.
La genetica è il nostro modo di proteggere il futuro degli agricoltori, diminuendo i rischi. Per produrre bene, con meno stress e più sicurezza, anche quando il clima mette alla prova”, conclude Jean-Luc.

Olmeneta è molto più di un centro di ricerca. È il luogo in cui si può toccare con mano che cosa significa investire in innovazione. Un luogo dove ogni nuova varietà nasce per rispondere alle esigenze dell’agricoltura italiana. 

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Titolo Viaggio a Olmeneta, dove nascono i nuovi ibridi Dekalb
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